Il pensiero

 

 

   Non fasciatevi la testa con le solite storie, lo avete già fatto mille volte vedendo un film, leggendo un libro, oppure quando pensate che la vostra vita sia un film.

Sì, uno di quelli che vorreste che vincesse un Oscar, il vostro film, quello che avete in testa.

No cari miei! Questa è una storia che vuole spremere il vostro cuore fino in fondo, è una storia che vuole farvi riflettere, che vuole farvi pensare… ma soprattutto vi farà vedere la vita da un altro punto di vista…

TUTTE CAZZATE!

Ah scusatemi, non mi sono presentato: io mi chiamo Sonny, ciao!

Sì lo so, non è un nome italiano e forse avete già capito che il mio vero nome è un altro, perché io sono italiano e ne vado fiero, ma il mio vero nome ve lo dirò solo alla fine di questa storia.

In fondo fin da piccolo mi piaceva essere diverso. Come a tutti del resto!

Così ho impropriamente acquisito questo nome… Sonny!

Sì, mi piaceva e mi piace ancora oggi. Voi potreste pensare che l'ho fatto per imitare un personaggio mafioso, ma vi sbagliate!

Io a undici anni non sapevo nemmeno cosa fosse la mafia, avevo altre cose per la testa. Perché è da quando mi sparavo le prime seghe che avevo il desiderio di essere uno importante, e quale altro nome si può associare meglio ad uno come me se non Sonny?

Questo nome mi ricorda tanto i film americani: Carlito's Way, Sleepers, Indiana Jones… Cazzo, che gran film che sono!

Chi di voi non ne ha visto almeno uno al cinema?!

Vi siete immedesimati in quei personaggi che vi hanno fatto piangere, ridere, sognare… e quante altre volte avete rivisto il vostro film preferito comodamente seduti davanti al vostro televisore di casa, magari su un bel divano di pelle, mentre sullo schermo scorrevano le immagini de Il Cacciatore!

Ah… quella pelle… mi piaceva tanto! Era liscia, morbida, nera… e che me ne fregava se per fare quel divano avevano ammazzato dieci capretti o non so che cavolo d'animali!

Io mi sentivo importante, perché il divano sul quale poggiavo le mie chiappe era il più costoso e prestigioso che potevo permettermi… e me ne infischiavo se lo dovevo pagare a rate.

Cazzo, in televisione provano a venderti di tutto, ma mai un bel pezzo di fumo.

Sì! Proprio un bel pezzo di fumo, avete capito bene… di quelli di qualità!

No, Signore e Signori: anche le droghe leggere fanno male!

È questo quello che vi vogliono infilare dentro quella testolina inquinata dai Media.

Vi siete mai chiesti perché sui pacchetti di sigarette non mettono la composizione esatta degli ingredienti del tabacco come fanno per tutti gli altri prodotti che ingerite per via orale?

Semplice! Perché lo Stato non può ammettere che guadagna più di cinquemila milioni di euro l'anno spacciando droghe, per poi reinvestire gran parte di questo denaro in sanità ed esercito.

Perché se ancora non ve lo hanno detto o non lo avete capito bene, in quel tabacco che vi fumate tutti i giorni il cacao e l'ammoniaca, associate alla nicotina, sono le principali sostanze che ci mettono per darvi dipendenza.

Sì, dipendenza! Dipendenza da tutto… Dal tabacco, da Internet, dalla PlayStation, dalla Telefonia, dalla Televisione…

… e allora meglio far prevenzione facendo credere che se non hai quel determinato materasso ortopedico in lattice, da 99 euro al mese, non dormi in modo salutare.

Ma io ci devo anche scopare sul mio materasso e lo voglio morbido ed ondeggiante, magari ad acqua… ma fa male dormire sul morbido…

… e allora facciamoci anche le ventiquattro rate per il materasso ortopedico nuovo da 1999, 99 euro più interessi e, comodamente sdraiati, fumiamoci una bella sigaretta prima di addormentarci!

Ma cazzo! Perché gli psicologi non fanno pubblicità in TV? Forse non si vogliono far pagare a rate?

Eppure, ogni volta che ci vado dal mio analista, gli lascio un bel centone senza fattura.

Ma quando finirà questa stronzata di terapia?

Sono due anni che sto in analisi e ancora non posso fare a meno di vedere le soap-opera all'ora di pranzo!

Sì, avete capito bene! Le Soap-opera! Quelle che durano più di una terapia psichiatrica.

Pensare a tutti quei cervelloni che giorno dopo giorno scrivono quelle storie infinite, mi fa sentire un'ignorante.

Loro sì che sono dei geni! Riescono a fare addormentare gli attori davanti alle telecamere con quei giri di parole che non finiscono mai, senza senso… e tu sei lì, tutti i giorni… anno dopo anno… e mangi un bel piatto di spaghetti al pomodoro e basilico davanti a quel cazzo di televisore aspettando che Brooke dica a Ridge che lo ama, mentre ogni dieci minuti, provano a convincerti che se ti compri le Nike corri più veloce. Cavolo! Io darei un Oscar anche a quelli che scrivono le soap!

Ma perché il mio analista non mi ha mai sconsigliato di vederle?

Eppure io ero così preso da quelle storie utopiche, false e ridicole… che me ne fregavo se sentivo mio padre che nell'altra stanza picchiava a sangue mia madre.

Lei chiedeva aiuto… ma io ero un vegetale davanti a quel cazzo di vecchio televisore a tubo catodico.

Del resto c'ero abituato a sentirli litigare!

Oggi mio padre è in galera perché ha ammazzato mia madre mentre io piangevo davanti ad una soap opera.

Non provo odio per lui, ma compassione.

Non provo odio per la televisione, ma indifferenza.

Non provo odio per la vita!

Io ho voglia di vivere, di viverla a modo mio… e l'ho fatto.

≈ ≈ ≈  


 

 

I'inizio

    

   A vvolto nei mie pensieri più contorti, privi di un ordine cronologico e razionale, a TV spenta, ero comodamente seduto sul quel vecchio divano in velluto marrone lasciato in eredità a mia madre da mia nonna, quando insolitamente suonò il campanello di casa.

Attonito, quasi stentavo ad alzarmi, ma i pesanti pugni che sbattevano sulla porta d'ingresso mi convinsero a fare quei Tre Passi verso la porta… e ad abbassare quella maniglia, ormai opacizzata dal tempo, che permetteva al mondo esterno di entrare nella mia vita.

Quel giorno, per la quinta volta, dall'altra parte della porta d'ingresso, mi ritrovai davanti quella faccia da tutore della Legge già nota alla mia mente poco fisionomista, accompagnato da altri due colletti bianchi con un ghigno stampato in faccia.

L'uomo in divisa, senza nemmeno darmi il buongiorno, sbattendomi un pezzo di carta in faccia, con tono autorirario, mi disse:

  - Ecco il mandato di sfratto esecutivo che aspettavo!    Lo vede?! Se ne deve andare… questa casa ora è della banca.

Tentai di richiudere la porta, ma chi me lo aveva fatto fare ad aprirla! I due colletti bianchi mi bloccarono all'istante con forza e l'ufficiale, con la sua voce rauca:

  - Eh no bello! Questa volta te ne vai!

… e con una presa militare mi trascinarono fino in camera mia. Sconvolto da tanta violenza risposi ironicamente:

  - Grazie del passaggio!

L'ufficiale giudiziario, colpendomi alla testa con uno scappellotto come fa un padre con un figlio, continuò a rivolgersi nei miei confronti come fossi un adolescente:

  - Faccia meno lo spiritoso! Prenda le sue cose ed esca immediatamente da qui!

Io potevo solo continuare a sorridere ironicamente, e prendere l'indispensabile che a stento entrava nel mio borsone nero da palestra perché, da lì a poche ore, la porta della casa dove ero nato e cresciuto si sarebbe chiusa definitivamente alle mie spalle.

   Così, orfano di tutto, mi ritrovai solo in mezzo al mondo. Solo in una strada a fissare la vetrina di un negozio sportivo, di quelli dove vendono le Nike che ogni giorno ti propinano in TV.

Non riuscivo a realizzare e a mettere in ordine cronologico i fatti degli ultimi mesi della mia vita, delle ultime ore che mi avevano portato fin lì.

Nella mia mente era impresso solo un fotogramma della mia vita, quello del volto di mia madre, a terra, in una macchia di sangue che lentamente si espandeva sul pavimento che poco prima lei stessa aveva lucidato.

Rimasi lì, davanti a quella vetrina, a cercare di dare un ordine a tutto, forse per ore ed ore, non so! Tutt'oggi è ancora un ricordo offuscato.

Ricordo solo la calda luce del tramonto che illuminava quelle scarpe luccicanti da 199 euro, quella luce che lentamente svaniva.

Poi si accesero i faretti di quella vetrina, perfettamente mirati su ogni oggetto lì esposto per mettere in evidenza il loro marchio. Poi il buio. Il buio che si stagliava nella mia mente.

A svegliarmi fu una delicata manina che mi tirò per il taschino della giacca.

  - Signore!… Ehi signore!

 

Mi voltai lentamente e lì, guardando il volto di quel ragazzino Room che non poteva avere più di cinque-sei anni, mi resi conto che il mondo è davvero grande, che non ero di certo l'unico ad essere finito in un gran casino ed a dover vivere in mezzo ad una strada.

Qualcuno ci vive da sempre, perché c'è nato:

  - Ehi signore! Hai degli spicci?

 

Lo fissai in silenzio per un istante negli occhi, come a cercare me stesso nei suoi, per dare un ordine ai miei pensieri confusi, ma i sui occhi brillavano di un'innocenza in cui non riuscii a vedermi, infilai quindi la mano nella tasca dei pantaloni e tirai fuori una moneta da 50 centesimi.

Lentamente, la portai con il palmo della mano davanti al suo viso, ma lui ancor prima di afferrarla…

  - Grazie!

… e quel “grazie” mi impose di chiudere il pugno per nasconderla.

Pensando... pensando a quel mondo che avevo sempre ignorato, quel mondo che fino a quell'istante fingevo di non vedere, protetto dalle pareti di cemento che si erano smaterializzate poche ore prima, gli chiesi:

  - Hai fame?

 

Lui non rispose e i suoi occhi cambiarono espressione facendosi tristi, rivelando così il suo vero disagio. Poi, il piccolo Room accennando un sorriso forzato che di certo non mostrava molta fiducia verso il prossimo, disse:

  - Un po'.

Così, in un lasso di tempo così breve da nemmeno rendermene conto, mi sembrò di essermi integrato in quella società di strada che tutti i passanti distrattamente guardano dall'alto verso il basso con la coda dell'occhio.

Il bambino espresse la voglia di mangiare McDonald… e McDonald busta giaceva tra i suoi piedi. E mentre seduto sul marciapiede si leccava con gusto quel gelato sintetico che tanto gli piaceva:

  - Ti piace?

 

Lui affondando la lingua in quel cono mi rispose con una sincerità che smontava tutti i miei pensieri più crudeli sulla McDonald Company…

  - Uhm… è squisitissimo!

… portandomi a sorridere e a rendermi conto che ancora non gli avevo chiesto nemmeno il suo nome:

  - Non mi hai ancora detto come ti chiami?

  - E tu?

  - Sonny!

  - E che cavolo di nome è Sonny? Chi te l'ha messo?

  - Nessuno! È un soprannome che ho preso in prestito da un personaggio di un vecchio film!

  - Da un film?

  - Sì!

  - Io non li vedo quasi mai… e mi sa che faccio bene sai!

  - Non ti piacciono?

  - No! Sono stupidi.

  - Perché?

  - I buoni vincono sempre… e non è così nella vita reale!

  - Ma ti piacerebbe fare l'attore?

  - Mica li fanno recitare i bambini poveri…

 

Ovvio che no. I poveri di strada passano inosservati: a chiunque. Vivono in un mondo a parte che le persone comuni non osano violare e si limitano a prendere per buone nuove leggi raziali che in realtà si avvicinano a quel 1938 che nessuno più ricorda di aver studiato a scuola, quella scuola che lui non aveva mai fatto e che forse mai avrebbe fatto in futuro.

Così, porgendomi la sua mano destra appiccicosa di gelato:

  - Ora devo andare! Ciao… Sonny!

  - Non mi hai ancora detto come ti chiami?

  - Manuel! Manuel Fortunato… e l'ho ereditato da mio nonno!

   M io nonno, parentela che da quell'istante aveva ricominciato ad entrare nella mia testa come un ago che s'infila nel cervello per stuzzicare i ricordi più remoti.

Ricordi che il mio avvocato, con le sue affermazioni idiote sommerse dall'essere venale, di certo non poteva comprendere:

  - Può sempre andare dai suoi parenti!

Lui, cinquant'anni di cui gli ultimi 20 passati dietro una scrivania a succhiare denari alla gente come me, finita nei guai.

Io lo fissavo inerme negli occhi e ad ogni mia risposta lui cadeva con lo sguardo sul fondo del taccuino, dove erano ben scritte le mie somme da pagare a nero:

  - Avvocato gliel'ho già spiegata la situazione… non ci posso andare! I miei zii vivono all'estero ed io non ho il passaporto… e cazzo non mi rilasciano il passaporto se non ho una residenza!

  - Non so cosa dirle! Vada dai suoi nonni! Così si può far prestare anche dei soldi.

  - Il cimitero è al completo!

  - Mi dispiace, ma… io non so più cosa consigliarle. Lei mi deve ancora 3.000 euro e non posso farle altri crediti.   Purtroppo non potrò più assistere né lei, né suo padre.

Avrei voluto avere la forza di tirargli un pugno, ma lui era un avvocato e, a differenza di chi come me non lo è, gli bastavano solo un paio di marche da bollo per sbattermi nella cella a fianco a quella di mio padre. Non avrebbe avuto altre spese.

  - Qui può trovare un ottimo avvocato d'ufficio! È gratis!

  - Gratis, sì! E per la casa?

  - Per la casa… Io credo che non ci sia più nulla da fare! La prossima settimana sarà messa all'asta dal notaio Angelo Angelini!

… e accennando un sorriso di chi la sapeva lunga:

  - … Se vuole, ha tutto il diritto di partecipare alla gara! Ma lei non ha un lavoro fisso e l'erogazione Inps dei 400 euro al mese della pensione di sua madre cesseranno alla fine dell'anno, quindi non può rinegoziare con la banca il mutuo di suo padre. Mi dispiace, lei non è nelle condizioni economiche per riacquistarla!

Ad un Avvocato, ad un Magistrato, ai rappresentanti dello Stato e alle banche, non gliene frega un cazzo se non hai un tetto dove andare a dormire.

Loro ti sequestrano tutto, solo perché tuo padre aveva un mutuo da pagare, e se ne infischiano di ridarti il resto che i tuoi per 15 anni avevano versato. Crisi finanziaria?! Certo! Salviamo le banche di tutto il mondo e i loro Managers, mentre ci sbattono fuori di casa con la forza e mettono la nostra casa all'asta per farla acquistare al miglior offerente, in contanti.

Sì! In contanti! Avete capito bene!

Perché alle aste le case si acquistano solo in contanti o con assegni circolari erogati dagli istituti di credito… e se ti presenti, loro sanno già come eliminarti dal gioco.

In ogni asta pubblica vedi dei tipi strani in giacca e cravatta che si aggirano ai margini della sala, pronti ad avvicinarti per sapere, tu straccione, che cavolo ci stai a fare lì… e a volte sanno anche già chi sei e cosa vuoi:

  - Lei è interessato all'immobile in via Ezio, giusto?

  - Scusi… Lei chi cazzo è?

  - Uno che fa affari per conto del dottor Gioacchino… è inutile che provi a rilanciare per far salire il prezzo! Lei non ha un centesimo in tasca per riscattare l'appartamento dei suoi genitori... e non dovrebbe essere qui, non ne ha il diritto. Prenda questo assegno e lasci la sala. Restare qui a rimpiangere il suo passato non le fa bene all'anima… ci metta una pietra sopra .

Mille euro per non interferire nei loro affari di potere, nei loro affari da palazzinari.

  - Cos'è, mi sta prendendo per il culo?

  - No! A lei servono soldi, giusto?! Lo consideri un generoso regalo da parte del dottor Gioacchino!

Dottor Gioacchino... che cazzo di nome. Perché non si era dato anche lui uno pseudonimo?

No, perché è il cognome di prestigio della sua famiglia. Famiglia rispettatissima dagli uomini di potere, che contano… come il mio ex avvocato che gli sedeva sorridente accanto.

Ero così incredulo di ciò che avevo davanti ai miei occhi, che non riuscii nemmeno ad incazzarmi e mi sentii in dovere di alzarmi ed andare a salutare quel figlio di puttana d'avvocato-tira pacchi-col ghigno stampato in faccia:

  - Avvocato…

  - Gli affari sono così, caro ragazzo!

  - Mi sono sempre piaciuti gli uomini d'affari!

Ma in quell'istante ad indebolire la mia crescente ira c'erano le parole del Giudice D'Asta che scuotevano la mia mente:

  - Appartamento in Via Ezio, metri quadri 120! Prezzo base di partenza 185.000 euro…

Il nome di quella via che per 25 anni era stato il mio rifugio... disturbava il mio equilibrio.

Mai perdere la testa in presenza di tanti aguzzini pronti a fare affari…

  - Mio! - Mio! - Offro mille euro!

… perché in certe sale di prestigio oltre ad avvocati, palazzinari e agenti immobiliari, ci sono anche dei grossi BodyGuard che non hanno da verbalizzare in caserma le loro azioni.

Sono pagati profumatamente dai privati per essere autorizzati a pestarti non appena ti hanno portato all'esterno, lontano da occhi indiscreti.

È così che funzionano le aste e non solo… ed è per questo che a fare affari, a comprare case da 120 metri quadri alla metà del prezzo di mercato, ci sono sempre pochi eletti. Quei pochi eletti che, appena ne hanno acquisito il diritto, affittano la tua casa a studenti universitari al prezzo di uno stipendio con il quale una famiglia normale ci dovrebbe campare per un mese.

Ovviamente in nero. Perché se ancora non lo sapete il 90% delle case in affitto in Italia sono locate da evasori, quegli evasori fiscali che se pagassero le tasse, in un solo anno farebbero incassare allo Stato circa la metà di una manovra finanziaria.

   C osì, come tanti sfrattati in questo paese, ero finito in una situazione di merda e non mi restava che sedermi dall'altro lato della strada, difronte al portone della mia ex casa. Rimasi lì a pensare a quel passato ormai lontano, mentre il portiere dello stabile che mi aveva visto crescere, ignorandomi come se non mi avesse mai visto in vita sua, staccava il cartello affittasi dalla vetrata del portone.

Forse si sentiva in colpa perché un paio di centoni li aveva presi anche lui sotto banco?  

Anche il suo silenzio andava retribuito, è ovvio!

Del resto non fa affari solo chi è in una posizione di potere, ma in una scala gerarchica ben definita dalla società del consumismo e dalla globalizzazione, c'è anche chi sopravvive con affarucci da pseudo potere per arrotondare un misero stipendio che non permette alla sua famiglia di arrivare alla fine del mese.

Ma a volte restare lì, seduti a pensare e ripensare, quasi a svuotarsi la mente per rimettere un po' di ordine nel cervello, ad osservare l'indifferenza di chi deve far qualcosa di scorretto per mantenere un tenore di vita decente, ha i suoi vantaggi…

Perché quando tocchi veramente il fondo, dopo tanti eventi sfigati, come quelli che mi avevano involontariamente travolto, non devi darti per rassegnato… la fortuna può iniziare a girare dalla tua parte.

Soprattutto quando un mio coetaneo tutto griffato, dall'aspetto un po' sfigato, provò a rimorchiarsi una sua giovane collega restando a chiacchierare con lei in piedi davanti a me.

Ero seduto a terra, sporco, disperato, avevo ancora i segni dei cazzotti presi in faccia… e lui, che per questo mi aveva cancellato dalla sua visuale, con lo sguardo perso su di lei, non immaginava che stavo ascoltando:  

  - … E quindi abiti qui adesso?

  - È già, Via Ezio… lì, al 24! Siamo in due, ma l'appartamento è per tre!

  - Quindi cercate una terza persona?

  - Sì, ovvio! Ma ancora non l'abbiamo trovata e ci dobbiamo sbrigare perché sono 1.700 euro al mese e… da quando lavoro mio padre mi ha dimezzato a 1.500 la paghetta mensile.

  - Beh, se la casa li vale, potrei sentire in produzione se…

  - Grazie Cristian, non ti preoccupare! Con la Chiara abbiamo già fatto di meglio, organizzando una festa! È il modo migliore per far sapere che hai una camera da affittare e… per conoscere bene chi ci infili dentro.

  - Figa come idea!

  - Già, figa… Ma sinceramente alla fine eravamo così fatte che non ci ricordiamo nemmeno a chi l'abbiamo fatta vedere.

  - Cavolo, questa è buona per la sceneggiatura della 168° puntata!

È dalla realtà che gli sceneggiatori prendono spunti per scrivere le soap-opera e i telefilm? Ma questa realtà qual'è?

La mia non è una storia così bella, da cui degli “pseudo-autori” possono rubare idee per fare audience.

Questa è la mia storia. È la mia vita! … E non è così rosea per la 168° puntata di una soap.

E poi vi confesso che mi rodeva tanto il culo che due figlie di papà si godessero la casa costruita con il sudore di mia madre. Mi rodeva così tanto che mi passò un geniale flash per la testa. Sì, davvero geniale!

Suonare il campanello del mio ex appartamento.

Che culo! Ad aprire la porta d'ingresso fu proprio lei, Debora, Miss paghetta dimezzata, rigorosamente vestita in canotta Pinko e pantaloncini altrettanto griffati.

Uhm… era piuttosto sexy, ve lo confesso, sexy come la voce che aveva:

  - Ciao! Ci conosciamo?

  - Ci siamo conosciuti alla festa. Ti ricordi, sì?

  - Ah!… Sì! Certo… sei qui per la stanza, vero?

  - Esatto! Mi avevi lasciato il tuo numero, ma l'ho perso! Sai con quel casino! E allora…

  - Sì-sì, mi sembra di ricordare ora! Scusami!… È che eravamo un po' tutti sballati l'altra sera… Però in questo momento non posso darti ascolto e Chiara è sotto la doccia…

  - Posso aspettare! Ho un sacco di tempo.

  - Già!… Puoi aspettare…

  - Lo avete arredato voi?

  - Senti stavo scrivendo e…

  - Ma dai… Cosa scrivi?

  - Televisione! Sono una delle sceneggiatrici di “Rinascere”…

  - Ah!…   Però! Sei niente male per essere una sceneggiatrice! Io pensavo che fossero tutte delle cozze con il culo piatto… Sai…

  - Senti… Non vorrei sembrarti una strana, ma... sai, quando sei un po' sballata… e poi, già con il borsone…   insomma la cosa mi sembra un po' affrettata… in realtà con la Chiara pensavamo di dare la stanza ad una ragazza… mi dispiace!

Merda! Forse l'idea di presentarmi con il borsone a tracolla non era stata altrettanto geniale.

Ma per fortuna quei bastardi, dopo avermi rubato casa, l'avevano subito affittata senza ristrutturarla, contribuendo alla mia folle idea. Quell'idea che affiancata a un pizzico di culo che iniziava ad affacciarsi, mi faceva sentire che la mia ruota della fortuna stava riprendendo a girare nel senso giusto: in salita.

Quante volte mia madre aveva chiesto a mio padre di cambiare quei vecchi rubinetti del bagno... e dopo mesi di disuso, che coincidenza… si scassarono proprio nel momento giusto!

  - Merda! Dove si chiude l'acqua? Merda! Debora vieni, corri!

  - Che c'è Chiara?

  - Qui si è rotto tutto! Si sta allagando tutto.

Devo confessarvi che fu uno spettacolo niente male ritrovarmi nel mio vecchio bagno di casa in compagnia di due gran belle gnocche, zuppe dalla testa ai piedi.

Fu un così bel vedere che, pur sapendo a memoria il punto esatto in cui si trovava la leva del generale dell'acqua, mi soffermai sulla porta del bagno a godermele per qualche minuto mentre si dimenavano concitate in mezzo a quegli schizzi che arrivavano fin al soffitto. Dio che casino!

Il mio analista mi ha sempre consigliato di riflettere, di guardare dentro me stesso per tirare fuori la mia parte migliore, per lasciarmi alle spalle il passato! Superare conservando…

Ed io ci stavo provando.

Ma chi se lo dimentica il passato quando sei seduto nel tuo vecchio bagno di casa!

Ero lì, che fissavo lo specchio mentre due ragazze mi asciugavano i capelli… e ancora una volta mi apparve nello specchio l'immagine di mia madre che faceva gli stessi gesti.

Allucinazione psicoattiva derivata da resina di hashish?

No! Niente soldi, niente canne! Solo tanta nostalgia di chi mi aveva messo al mondo e non c'era più.

  - Scotta?

  - No, no! Sei bravissima!

  - Faresti anche le pulizie in casa?

  - Tutti i giorni… promesso!

  - E sai anche cucinare?

  - Da farvi leccare i baffi!

  - Ok! Diciamo che si può fare un periodo di prova! … Ma se sgarri una sola volta… Ti buttiamo fuori!

Non è stato facile convincere due coetanee ad accettare un uomo in casa, ma oggi le ragazze si lasciano conquistare più facilmente da un bravo casalingo, che da due occhi dolci e innocenti come i miei.

Certo, dopo che per un mese avevo pulito casa tutti i giorni, compreso le loro stanze, cucinato e lavato i piatti per sessanta volte, fatto circa la metà delle lavatrici, ero diventato il loro Angelo!

Un Angelo distrutto, che la sera si ritrovava con tutte e due sdraiato sul quel vecchio divano in velluto marrone, ora coperto da un telo Ikea, davanti ad un televisore sedicinoni da 42 pollici, a vedere uno di quei film strappa lacrime di cui non me ne poteva fregare nulla.

Tu sai che non puoi competere con i grandi divi delle major, non sei così bello, affascinante e ricco.

Ma a differenza loro te la sai cavare a modo tuo. Perché anche se la Debora e la Chiara fino a quel momento non lo sapevano, per non pagare la mia quota d'affitto, oltre ad un Angelo, ero diventato anche il loro schiavo.

Sì, il loro maschio-schiavo, da letto… e vi confesso che quella era la parte che non mi dispiaceva poi così tanto.

  - Kevin recita da Dio… vedi come è tenero con lei!

  - È dolcissimo…

  - …ed è proprio maschio!

  - Sonny… ma perché tu non sei come lui?

  - Io ho altre doti!

  - Si va beh… Sei solo invidioso!

  - Non è vero! Guarda che anche Sonny sotto sotto ha delle fantastiche doti nascoste.

- Nascoste dove, scusa?

- Sotto i pantaloni… Vero, amore?

Il problema venne fuori quando scoprirono che me le ero scopate tutte e due! Allora sì, che le donne s'incazzano!

Perché le ferisci nel loro orgoglio più profondo e i miei occhioni da cerbiatto non valevano più di un centesimo… e nemmeno le mie "fantastiche doti nascoste sotto i pantaloni!”.

Perché le donne quando si sentono tradite, non le regge più nessuno. Il sesso debole può tirare fuori una violenza, una forza, che neppure un uomo che in teoria è più forte fisacamente può contrastare.

Tra uno schiaffo e l'altro, in un attimo, mi ritrovai di nuovo con le pezze al culo, di nuovo senza un tetto dove andare a dormire. Per la seconda volta, sbattuto fuori di casa.

   Così, zaino in spalla, non mi restò che percorrere quel lungo viale dell'abbandono sociale, quel viale dove trovi un mondo ricco di contrasti e ingiustizia, quel viale dai bordi sporchi e semi-illuminati dalla luce del comune.

Lì, mentre cammini, sei soprattutto a contatto diretto con la vera povertà nascosta sotto gli imponenti palazzi del centro.

Lì, passo dopo passo, stanco, con il volto di nuovo livido, mi avvicinai alla pensione più economica della Capitale.

Sapevo di dovermi accontentare di quella stanza con "bagno integrato" nei pressi della stazione, perché era l'unico letto che mi potevo permettere da quando facevo il cameriere negli hotel più prestigiosi della capitale, lavorando part-time e servendo ricconi provenienti da tutto il mondo.

Ma in certi luoghi non sempre ti devi aspettare un'ottima accoglienza: nove volte su dieci al proprietario che lavora h 24, gli girano le palle, soprattutto con la clientela notturna:

  - Che c'è, t'hanno sfrattato di nuovo? Stasera siamo al completo!

Rimasi sereno… la mia ruota della fortuna non mi aveva abbandonato, lentamente girava, in salita... e mi apparve una splendida ragazza seminuda pronta a sfoderare le sue armi migliori contro il gestore della pensione. Immobile e in silenzio mi godetti la più classica delle scene di un mondo disperato che stavo lentamente conoscendo.

  - Le lenzuola della mia stanza sono ancora quelle della settimana scorsa!

  - E allora?

  - Fanno schifo! I miei clienti non ci vogliono scopare su queste!

  - Allora trovati un altro posto dove fare pompini a 10 euro.

  - Ma sentilo! Chi ci dorme in questo pulciaio se non ci veniamo a fare pompini, eh!

  - Vedi di non rompere le palle! Se non ti sta bene il servizio porta fuori da qui il tuo culo a mandolino e vai a farti fottere da un'altra parte!

  - 'Fanculo! C'ho un cliente di sopra! Dammi un altro paio di lenzuola!

  - A me non me ne frega un cazzo del tuo cliente… perché sbatto fuori a calci nel culo anche lui adesso.

  - Ehi… ma che cazzo fai!

  - Stai zitta e togliti dalle palle! Fuori stronza!

  - 'Fanculo!

Cazzo! Vedi delle scene da film da non credere ai tuoi occhi!

Intorno a noi c'è una realtà dove davvero accadono cose assurde, dove ti possono sbattere fuori a calci in culo per un niente, dove tutto anche nel suo piccolo gira sempre intorno ai soldi… e quell'onesto gestore di camere super-economiche non intendeva di certo lasciarne una vuota per la notte:

  - Ti va bene la stanza di quella stronza?

Ovvio che sì! Perché in tutta la grande città non c'era nient'altro di così economico, amenochè non avessi voglia dormire sdraiato su una panchina alla fermata degli autobus.

Al cliente ci pensò lui e in meno di dieci minuti mi ritrovai in una di quelle stanze con "Wc integrato" così grande che dal letto per arrivare alla tazza del water mi bastava un solo passo.  

Mi sdraiai sul materasso a molle senza lenzuola, sicuramente più pulito di quello di una caserma militare, mi accesi l'ultima sigaretta della giornata e iniziai a pensare... mentre in sottofondo mi facevano compagnia i gemiti delle altre clienti di quella fantastica pensione ad ore.

Avevo di nuovo un tetto sulla testa che mi proteggeva dal freddo e dalla pioggia, ma quella notte non riuscii proprio a chiudere occhio.

Pensavo… consapevole che non era quella la vita che volevo, che non era quella la vita che mia madre aveva desiderato per me.

   Se per disgrazia ti ritrovi solo, in questo mondo in recessione da molto più tempo di quello che i politici ti vogliono far credere, devi tirare fuori le palle se vuoi sopravvivere… e farlo per me significava continuare a fare il cameriere con una laurea in tasca.

Duecento euro la settimana più mance era la mia paga. Ovviamente, come gli affitti e la maggior parte delle cose nel nostro paese, sempre in nero!

Dodici ore di lavoro al giorno per sei giorni la settimana. Era raro finire in anticipo, salvo straordinari eventi, come quello di una povera Nobile anziana portata via una volta in ambulanza perchè aveva fumato un pacchetto di Nazionali di troppo.

Del resto se non fosse stata tirchia, non sarebbe stata ricca!

Ma la ruota della fortuna stava ancora salendo e lo avvertivo in ogni piccola sfumatura, compresa la voce del mio direttore di sala che quella sera incitava tutti a sbrigarsi a pulire, perché il locale deveva chiudere prima che qualcuno arrivasse a fare qualche domanda di troppo.

  - Sù! Forza! Lo spettacolo è finito! C'è da pulire tutto il salone… Andiamo! Sù, muovetevi sfaticati! Stasera si chiude in anticipo.

Il motivo? Una serata profumatamente finanziata da una comunità per tossicodipendenti dove, alla faccia della legge, era permesso fumare in sala, soprattutto alle vecchie signore bronchitiche.

Ma il problema vero per il mio unico collega di nazionalità italiana, nome Antonio Speranza, erano le mancie perse.

  - Io non li capisco proprio questi tirchioni ingioiellati… Mai una mancia! È con i centesimi che si fanno i soldi!

Non sempre bisogna fare le orecchie da mercante con i tuoi colleghi.

Del resto sono i tuoi unici pseudo amici con cui scambi due parole a fine serata, magari sorseggiando una birra in bottiglia prima di tornare a dormire… e quella sera io avevo proprio voglia di fare due chiacchiere con un amico.

Nel retro di ogni ristorante, oltre ai profumatissimi cassonetti dei rifiuti tanto amati dai topi e dagli scarafaggi, ci sono sempre decine di casse d'acqua vuote e scatoloni gettati un po' ovunque, ed erano davvero apprezzati dai miei piedi che avevano passato dieci ore a sorreggere il mio peso!

Quello era il nostro rifugio preferito per la pausa canna, l'unico posto dove il nostro “elefante principale” non ci metteva mai piede.

Quella sera sentivo quel genere di energie positive che sono preludio di una svolta nella vita ed era soprattutto Antonio che cercava di fomentarmele.

  - Caro Antonio, questa la dedico alla signora Tabacchini!

  - Ma dai, si chiamava così?

  - Non lo so! Ma sono convinto che nel nome di ognuno di noi, sia racchiuso il proprio karma… e quell'anziana mi piacerebbe ricordarla con questo cognome!

  - Signora Tabacchini… Sì! Non è male… Le si addice. Sonny, secondo te è morta?

  - No, se la caverà!

  - Tu dici!

  - Lo spero!

  - Sai Sonny… Quando ho iniziato l'università speravo di diventare un editore…

  - Prima dovresti smettere di fumare!

  - Che c'entra scusa?

  - Non puoi fare l'editore se ti fai le canne.

  - Cazzate… Ancora devo conoscere una persona che non se le fa! Figurati… loro sono i primi!

  - E te che ne sai scusa?

  - Lo so! Lo so e basta! È così!

  - Antonio, ma tu ce la fai a continuare questa vita di merda?

  - Io sono convito che è un periodo transitorio…

  - A me sembra stabile!

  - Ah… Sonny non hai fiducia in te stesso… Sai, immagino la faccia del nostro direttore quando torneremo qui da clienti! Mi diverte troppo l'idea di essere servito da lui!

  - A me no!

  - Perché no! Immagina la sua faccia! Il suo inchino: "Buonasera dottor Speranza! Desidera il tavolo vicino all'acquario?" … "No troppo luminoso! Preferisco quello vicino al pianoforte!" ... "Come desidera signore! Prego si accomodi!"

  - Questo fumo mi sa che è troppo forte per te!

  - 'Fanculo!

  - Antonio, è un ambiente troppo snob per noi! E poi quella faccia da stronzo del direttore mi farebbe passare l'appetito!

  - Sei tu che fumi troppo!

  - Dici?!

  - Sì! Minchia, ti sei fritto il cervello?!… Sonny prova a pensare in modo positivo! Hai in tasca una laurea in economia che vale 110 e lode!

  - Mi sono laureato con il minimo… e non frega un cazzo a nessuno della mia laurea…

  - Non è vero! Quel pezzo di carta è il nostro biglietto da visita!

  - A me sembra un foglio che è più utile tenere sopra la tazza del cesso per quando resti senza carta da culo!

  - 'Fanculo! Tu ci hai mai provato a presentarti in una di queste nuove multinazionali?

  - No, io no!   E tu?

  - Ancora no! Ma lo farò! Io Antonio Speranza farò presto un pacco di soldi… e anche tu un giorno li farai… ci metto la mano sul fuoco!

≈ ≈ ≈  

Testo 2


 

 

 

Copyright © 2008/2010 - STP Edizioni - WebSet - All right reserved

S.I.A.E. 0401480 - EAN13 9788890386800

Menù di navigazione con musica