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La svolta
Così, tutte le mattine, con la speranza di poter cambiar vita, mi svegliavo all'alba per andare a portare il mio curriculum di merda negli uffici più prestigiosi della città… ma i così detti “colletti bianchi” quando ti vedono un po' sballato, ti squadrano, ti giudicano e ti riempiono di parole insensate.
- Lei ha tutte le caratteristiche per lavorare qui da noi! Ma... non ha alcuna esperienza lavorativa… e noi in questo momento non possiamo assumere matricole!
Dirigenti in giacca e cravatta seduti dietro le loro imponenti scrivanie, cercano di liquidarti con delicate frasi sentite e risentite.
Ma gliele fanno ripetere a memoria per anni prima di assumerli?
Sei appuntamenti in 6 giorni per sentirsi ripetere ogni volta:
- Mi dispiace… Torni quando avrà un curriculum con un po' più di esperienze.
Stronzate! Non mi prendevano a lavorare perché i miei occhi stanchi e depressi somigliano più a quelli di un tossicodipendente che ad un laureato in economia e commercio e mi guardavano sospettosi come se avessi assunto chissà quale droga.
Dopo averti liquidato con la consueta frase, di solito ti accompagnano alla porta e ti salutano dandoti la mano, schifati dietro il loro sorriso incerato.
Ma cazzo, sono loro che ce l'hanno sudata a novembre!
Ci voleva un'idea, sì, un'idea da brivido per aggirare le loro strutturazioni mentali da “colletti bianchi”… e l'unica possibilità per fregarli era prendere in considerazione la falsificazione del mio Curriculum Vitae, indossare una giacca scura sopra una camicia bianca e soprattutto usare un ottimo collirio alla camomilla per gli occhi rossi e stanchi.
L'effetto del cambiamento del mio aspetto si vedeva già dalla prima accoglienza… l'accoglienza della loro segretaria. Lei inddossava un fantastico, sexy, attillatissimo tubino nero e aveva attaccato al seno sinistro la piccola targhetta in ottone con su inciso il suo nome: Veronica … e con un sorriso alla Julia Roberts al mio arrivo:
- Buongiorno!
- Buongiorno, ho un appuntamento con…
- Sì-sì dottore, la stavamo aspettando.
- Ah! E… mi scusi…
- Sì!
- Ho un minuto? Dovrei andare in bagno.
- Ma certo dottore! La porta in fondo al corridoio sulla sinistra.
- Grazie… gentilissima.
- Dovere!
A volte non capivo se tutte volevano rimorchiarmi o se era il mio nuovo look Magazzini MAX che mi rendeva ancora più attraente. Ma il tuo scopo in certe situazioni non sono più le donne, è trovare un lavoro che ti cambi la vita.
Aspettai che dal bagno uscisse quel tipo tutto ingessato dentro la sua giacca Armani e appena restai solo infilai nella busta il Curriculum che ritenevo ideale per l'azienda che mi deveva assumere.
Poi, dopo aver messo sotto la palpebra una consistente dose di collirio, senza farmi vedere, asciugai bene gli occhi, aggiustai il colletto della camicia, pronto per andare a sedermi difronte al mio possibile futuro capo-dirigente.
La peperina della segretaria, sempre sorridendo, mi aprì la porta della stanza dirigenziale:
- Buongiorno!
Tre passi per arrivare difronte alla sua imponente scrivania in cristallo di Murano.
- Si accomodi. Grazie Veronica!
- Grazie!… Lei è…
- Sì! Ci siamo visti prima in bagno… che c'è, già non si ricorda?
- No-Sì! Certo! Mi sembrava di conoscerla!
- Noi non ci conosciamo, abbiamo solo avuto la spiacevole coincidenza di esserci incontrati cinque minuti fa! Il suo curriculum per favore!
- Tenga!
- Lei si è laureato in economia alla Sapienza di Roma!
- Esatto! È scritto giusto sì?
- Resti seduto!
- Mi scusi!
- Come mai non ha alcuna esperienza di lavoro nel campo?
- Beh… Perché… Perché… insomma mi sono preso un breve periodo di riflessione dopo la laurea.
- Si spieghi meglio!
- Sì! Insomma… Ho avuto un problemino familiare e… cioè una disgrazia… sto facendo il cameriere in attesa di un altro lavoro più stabile e idoneo agli studi conseguiti.
- Capisco! Lei fuma?
- No, sono contrario! Le sigarette danno dipendenza e poi costano un occhio della testa.
- Le ho chiesto se lei fuma o no?
- In che senso scusi!
- Si fa gli spinelli?
- Ah… Ho capito! Lei vuole sapere se mi faccio le canne!
- Esatto! Ha capito bene!
- No! Anche in questo caso, assolutamente contrario! Le droghe non fanno per me.
- Dai suoi occhi non si direbbe!
- Senta! Io non mi drogo, non bevo, non fumo e soprattutto sono una persona onesta! Glielo garantisco!
- E il collirio?
- Quale collirio, scusi?
- Il suo collirio! Quello che ha messo in bagno.
- Ah… sì, il collirio!… Sono allergico ai pollini!
- Siamo a Novembre!
- Beh… sa, la mia è una allergia cronica!
- Mi dispiace! Ma qui non assumiamo bugiardi… e soprattutto persone che fanno uso di stupefacenti! Per quanto mi riguarda lei può tornare a servire ai tavoli!
- Lei non ha nessun diritto di offendermi in questo modo! Né di darmi del tossico! Cazzo è solo un collirio alla camomilla! Come si permette di giudicarmi da un cazzo di collirio… Io sono semplicemente stanco perché soffro d'insonnia… e la sera mi faccio il culo per servire quelli come lei, ha capito?!
- Io ho il diritto di fare quello che voglio qui dentro! E tu ora esci da questa stanza perché io te lo ordino! Prego! Può accomodarsi fuori.
- Ma guarda che stronzo!
Offeso nell'anima entrai in quell'ascensore con le pareti rivestite in Radica, schiacciai il tasto T e aspettando che le porte scorrevoli si riaprissero al piano terra, pensavo…
Ma cazzo, la mia ruota della fortuna non stava girando in salita? E quello stronzo, in bagno dove cavolo era nascosto? Maledetti specchi!
Percorsi rapidamente verso l'esterno l'immenso androne di quella Multinazionale dove speravo di trovare un posto di lavoro e non vedevo l'ora di andare a prendere il mio ciclomotore 50cc che il mio “Grillo Parlante” – “Antonio Speranza” mi aveva gentilmente prestato.
Lì difronte a quello scassone a due ruote Made in Japan mi resi conto che mi mancava qualcosa, qualcosa che non si è abituati ad indossare, ma che la legge ti obbliga a portare.
Non realizzai immediatamente cos'è che mi mancava, perché dopo tanti tentativi per trovare un lavoro degno della mia Laurea, avevo voglia di rinunciare e mi rendevo conto di essere forse anche un po' troppo rincoglionito. Ma a volte essere rincoglioniti ha anche i suoi vantaggi.
Perché l'importante non era stato dare il giusto curriculum, ma dimenticare quel vecchio casco a scodella sotto la scrivania del dirigente che mi aveva appena sbattuto fuori dal suo ufficio.
Mi sbottonai il collo della camicia che premeva sul gozzo e con passo deciso mi affrettai a recuperare quell'oggetto in prestito che non potevo di certo permettermi di ricomprare, sicuro che quello stronzo lo avrebbe buttato nella spazzatura.
Ma solo quando rientrai in quella stanza asettica, senza bussare, improvvisamente il manico del coltello passò tra le mie mani!
Voi potreste pensare che io abbia trovato quel tubino nero della segretaria inginocchiata in terra… di beccarli con lei sotto l'imponente scrivania in cristallo di Murano che glielo stava succhiando.
No! No… è un luogo comune. Lui, che mi aveva appena dato del tossico, si stava facendo un bel tiro di coca su un bel piattino laccato in oro con inciso il logo dell'azienda! … e lì, diventai padrone delle loro paure, parte di una società sporca e corrotta.
Il ricatto, sì, il ricatto è l'unica cosa che ti rimane da spendere per cambiare vita.
- Come si permette?!
Di nuovo Tre Passi per arrivare alla sua scrivania dove a terra giaceva il mio casco. Lo afferrai, sorrisi, e mi trasformai in uno di loro:
- Certo che prima ci siamo fatti proprio un bel discorsetto sugli stupefacenti ma… forse non ci siamo conosciuti poi così tanto bene!
- Prenda il suo casco ed esca immediatamente da qui!
Mi accomodai e per completare la mia trasformazione in uomo d'affari:
- Non vuole offrirmi prima un po' della sua roba?
- Si alzi e se ne vada, o chiamo la sicurezza.
- Ohh… Io fossi in lei non lo farei! Sa, mi hanno detto che in questa società le persone che fanno uso di stupefacenti non sono poi così tanto ben viste dai loro capi!
- Le ordino di uscire immediatamente dal mio ufficio!
- Non sia così arrogante, io non ci vedo niente di male a farsi una botta ogni tanto! È roba buona, sì?!
- Come si permette?
- Sa, prima, durante il nostro breve colloquio, non mi ha chiesto di mio padre, alcuni suoi colleghi chiedono sempre da che famglia provieni e mio padre ha stretti contatti con la polizia… Molto stretti! Diciamo che li frequenta abitualmente! Ma non si preoccupi… a me gli sbirri stanno abbastanza sulle palle!
- Mi sta ricattando!
- Beh…
- Cosa vuole?
- Beh, prima ero seduto su questa poltrona con la speranza di trovare un lavoro, un lavoro semplice semplice in questa società! Come si chiama?! Low May S.p.a. … Mi piace questo nome!
- Non è possibile!
- Oh sì che è possibile! Perché vede, il mio silenzio è fondamentale per lei! Sempre che voglia continuare a riscaldare la sua bella poltrona in pelle alla Low May! Si pronuncia così?
C he ci volete fare?! Nella vita bisogna scendere a compromessi e farsi furbi se si vuole andare avanti!
È questo che quelli della vecchia generazione come mio nonno ti hanno ripetuto per anni… e così, magicamente, nel vecchio e sudicio casellario delle lettere della mia amata pensioncina da venti euro a notte, trovai una bella raccomandata con dentro scritto:
ASSUNTO!
Meno di 48 ore e mi presentai alla LowMay S.p.A. con la mia nuova divisa appena acquistata ai Magazini MAX , costo 69 euro e 99 centesimi, pagamento in contanti.
Sfoggiai il mio sorriso a trentasei denti a Veronica, sempre rigorosamente infilata nel suo tubino nero e pensai anche che forse prima o poi me la sarei fatta, perché lei ricambiava decisamente con sguardo languido ed imbarazzato:
- Buongiorno!
- Salve, Veronica!
- Mi fa molto piacere averla qui con noi!
- Anch'io ne sono molto compiaciuto.
Iniziava la mia nuova vita, iniziava la reale salita della mia ruota della fortuna:
- Mi indica lei qual è la mia scrivania?
- Volentieri! Venga, è quella in fondo a sinistra, l'ultima scrivania sulla destra vicino alla finestra. L'hanno appena finita di pulire.
Altro che contratto CO.CO.CO. contratto a Progetto e simili derivati privi di garanzie per il futuro! Non sei più un precario!
Milleseicentocinquanta euro al mese più provvigioni era il mio stipendio netto, con un contratto a tempo indeterminato, contributi versati… e ‘fanculo ai ristoranti e pensioni dove le prostitute sono in maggioranza sugli scarafaggi.
Ora potevo permettermi una casa tutta mia… e a mostrarmela era una bella donna di colore sulla trentina, tutta tette e culo… anche lei infilata in un tubino sexy, ma bianco, con stampato su Chanel:
- Questa è la camera da letto!
- Stupenda! E questo?
- È un materasso ad acqua, ed è anche riscaldabile!
- Costerà un occhio della testa!
- Abbastanza! Venga le mostro il bagno!
- Ecco, completamente nuovo, la doccia ha anche il getto idromassaggio e il porta asciugamani è riscaldabile. Allora, che gliene pare? La prende?
- Celestino a parte…
- Se il colore non è di suo gradimento può cambiarlo… nessun problema! A parte sfondare le pareti, può fare tutte le modifiche che desidera… e portarci chi vuole!
- E quanto verrebbe?
- Per i dipendenti della Low May facciamo un prezzo particolare. 600 euro al mese che le verranno direttamente detratte dalla busta paga.
- Fantastico! La prendo.
Così, in meno di una settimana dalla mia assunzione alla LowMay S.p.A avevo affittato un appartamento semi-arredato tutto mio, comprato a rate lo stereo e il televisore 16 noni nuovo di zecca, riempito il frigorifero di schifosi cibi precotti che vedi pubblicizzati tutti i giorni in TV… e il mio primo, secondo e terzo stipendio erano già finiti.
Ma non te ne frega niente, perché quando hai uno stipendio fisso con un contratto a tempo indeterminato, tutti sono pronti ad aprirti le porte dei loro negozi.
Sei un privilegiato, stile dipendente Statale, Poste Italiane o Alitalia e ogni povero commesso che a differenza tua prende la metà del tuo stipendio è pronto a sfoggiare il suo sorriso migliore per venderti un altro nuovo prodotto.
Nei grandi centri commerciali ti accolgono allargando le braccia come vedi negli spot che ti propinano ogni venti minuti in tv, pronti a mostrarti il meglio dell'ultima tecnologia Made in China e non prendono percentuali.
Sono costretti a sorridere al cliente se vogliono mantenere il loro posto di lavoro.
Insomma, se hai un posto fisso basta avere in mano la tua prima busta paga da 1.650,00 euro mensili, firmare un paio di moduli prestampati, e ti puoi comprare qualsiasi cosa, anche da Ikea… sempre a rate naturalmente!
- Vedrà che resterà soddisfatto del suo divano nuovo!
- Con quello che costa… me lo auguro!
- Per la consegna ce ne occupiamo noi!
- Grazie!
- Grazie a lei!
Perché dal momento in cui sei stato assunto a tempo indeterminato, tu fai parte di quell'élite di raccomandati che hanno per i prossimi quarant'anni la poltrona assicurata in un ufficio. Non sei più un commesso, un cameriere, un lavoratore precario.
“Ora capisci perché la maggioranza degli italiani in questo paese continuano a pagare tangenti per avere un posto fisso alle Poste Italiane, in qualche Banca, o poltrone di lavoro simili!”
Quando sei lì, comodamente seduto davanti alla scrivania del tuo prestigioso ufficio a stipulare contratti al telefono, sai che quel posto di lavoro nessuno te lo può più togliere. Perché se qualcuno ci volesse provare, sindacati corrotti come Cisl e Uil sarebbero pronti a far casino ai più alti vertici dello Stato. Perché una banca non può fallire.
- Sì! Sì-siii! No! È la banca più grande del mondo! Certo Signor Mancini. I suoi soldi sono al sicuro con la Lehman Brothers. I suoi fondi renderanno bene, stia tranquillo… di nulla, Arrivederci!
Riagganciai il ricevitore del mio interno soddisfatto di aver rassicurato qualcuno perché a video avevo il miglior giudizio Kilovar assegnato a un istituto finanziario come il mio… ma c'era ancora qualcosa che mi mancava per arrivare in cima alla ruota della fortuna… e non sempre comprendevo cos'era.
Fino a quel momento la mia vita era stata monotona, povera, piatta e in attesa di una svolta.
Quando hai orari e impegni programmati non vuoi più fermarti ed inizi ad inventarti qualsiasi cosa pur di sentire continui cambiamenti intorno a te:
- Veronica hai una risma di carta per le fotocopie a colori?
- La trovi nel mobile sotto la fotocopiatrice.
- Grazie!
- Sonny!
- Sì!
- Posso farle io se vuoi?
- Sei un amore di segretaria, ma faccio da solo, grazie!
C'era in me ancora un lato oscuro del passato che proprio non digerivo e mentre fotocopiavo a colori quell'assegno consegnatomi all'asta, con su inciso “Studio Immobiliare Dott. Gioacchino”, che non avevo mai potuto incassare, perché prima un conto corrente non lo avevo, iniziai a sentirmi svuotato dentro. Cos'è che mancava ancora nella mia vita?
≈ ≈ ≈
La solitudine
B asta così poco per sentirsi dentro quel vuoto incolmabile che da anni ti trascini dietro come una fedele palla al piede.
Non mi bastava scopare su quel fantastico materasso ad acqua la donna che mi aveva affittato casa, perché se prima il mio unico scopo era sistemarmi, ora che ci ero riuscito, mi sentivo solo.
Trent'anni spesi alla ricerca di una posizione sociale non avevano cancellato quel passato che mi aveva portato via ogni affetto.
Non avevo foto di mia madre in casa, non avevo oggetti che mi ricordassero il mio scheletro nell'armadio e rivestii le pareti color celestino del salone con quelle fotocopie colorate, memento del senso di riscatto con cui vivevo quella nuova casa… ma avrei tanto voluto condividere la mia apparente felicità con la donna dei miei sogni che non avevo ancora incontrato.
No, non poteva essere lei, Miss tubino bianco, che mi stavo fottendo, troppo facile, fidanzata e donna in carriera. Lei non poteva nemmeno restare a cena.
Così, come ai tempi dell'università che mia madre mi aveva fatto frequentare al costo di grandi suoi sacrifici economici, mi ritrovai ancora una volta solo, ancora una volta davanti ad un televisore, a guardare storie d'amore irreali… cercando di riscaldare il mio nuovo divano di pelle nera che stavo pagando a rate.
Ormai nulla di quello che mi succedeva, di quello che vedevo su quello schermo Lcd poteva essere credibile. Mi sentivo diverso, maturo… Sei cresciuto Sonny!
Spensi la TV, accesi lo stereo, rullai l'ennesima canna… e mi lasciai trasportare da quelle note musicali scritte dagli Air che mi sollevavano dal mondo.
Poi buttai un occhio su una rivista scandalistica per scoprire che qualcuno stava lavorando per me, che qualcuno nel mondo stava cercando la mia donna ideale.
“Novecentonovantanove euro pagabili anche a rate a tasso zero per il servizio… e se non ottieni risultati in sei mesi, l'intera somma ti sarà restituita”. Cavolo, tutto sommato non era così caro!
La mia “Personal Assistent”, naturalmente donna, nome Susanna Santini, già sembrava l'incarnazione della mia ragazza ideale… e già la cosa mi piaceva da morire.
- Sì! … No! … No! … Uhm!
Ma perché mi mostrava mille foto di splendide ragazze? Era lei che mi faceva impazzire, era lei nel suo aspetto la mia donna ideale ed era lei che avrei voluto!
- Sonny, questa le piacerà di sicuro!
- No!
- Guardi che dal vivo è ancora meglio che nella foto! Si chiama Monica Sensi, e dalla scheda, il suo profilo è perfettamente compatibile con il suo.
- No! Troppo sofisticata! Non ce n'è una che somigli a lei?
- A me?
- Sì, insomma, una con i suoi occhi, con le sue… Forme!
- …oddio così mi mette in difficoltà!
- Lo prenda pure come un complimento!
- Basta non sia una proposta?!
- Fidanzata?
- Purtroppo no…
Certo che no. “Che domande stupide fai Sonny?! Non sei così perspicace da arrivarci da solo, non vedi che ha una fede al dito!“ Doveva entrare proprio lui per arrivare a capirlo:
- Buongiorno!
- Salve!
- Lui è… è mio marito!
- Piacere, Ugo Cervi.
- Ah sì, Ugo Cervi, giusto, che scemo! Sono nella “Cervi Agenzia Matrimoniale”… Piacere Sonny!
E intanto pensavo: “Che diavolo ci sto a fare io qui? Cazzo, gli ho appena firmato un finanziamento pari a due terzi del mio stipendio mensile con il quale potevo fare una vacanza da mille e una notte in Tailandia! Merda! Ci sono cascato!”
Avrei voluto indietro il mio assegno, ma lei era stata tanto carina con me. Come potevo mettere in dubbio la sua buona volontà nell'aiutarti? Come potevo mettere in dubbio le sue buone intenzioni da “Personal Assistent”?
Mi aveva appena infilato un biglietto nel taschino della mia camicia Magazzini Max!
Salutai e, non sapendo cosa mi avesse scritto, uscii con un amaro sorriso tra le labbra da quella stanza piena di manifesti pubblicitari che raffiguravano giovani coppie felici.
Aprii il biglietto per leggerlo… e l'amaro sorriso si trasformò in ghigno ormonale.
Sonny svegliati! “Te l'aveva detto che per aiutarti a trovare la tua donna ideale aveva bisogno di conoscerti molto bene… e per farlo doveva sapere tutto di te, fino in fondo!”
Allora l'aspettai al bar di sotto, due ore non passavano mai mentre il barista passava lo straccio sotto i miei piedi.
Lui mi guardò in modo interrogativo, ma ero così preso dalle immagini erotiche della mia fantasia più perversa che ignoravo ogni suo gesto… e anche i maltrattamenti razziali che quel povero ragazzo subiva dal suo titolare.
- Ti dai una mossa con quello scopettone! Rumeno sfaticato del cazzo.
Il barista si bloccò, fissando il suo titolare negli occhi con auspice attesa… ed io lì tornai alla mia sporca realtà perché quello sguardo una volta mi apparteneva.
Vidi spuntare il calcio di una pistola che il mio ex collega indossava sotto la cintura dei pantaloni. Non ero così lucido da pensare e farmi domande tipo: “ma che cazzo ci deve fare con quell'arma?!” e mi riallontanai virtualmente da quell'immagine per immergermi di nuovo nelle mie fantasie più remote.
Sognavo come far fuori quel ciccione cinquant'enne di cognome Cervi che a malapena riusciva a far venire sua moglie Susanna una volta l'anno… quando si ricordava che anche in Italia esistono i Sexy Shop … e tra sogno e realtà facevo davvero domande idiote al barista:
- Mi sai indicare un'armeria qui vicino!
Lui prima di rispondere mi fissò in silenzio, poi spostò lo sguardo su una vecchina per farmi capire che c'era qualcuno dall'udito ancora buono che mi stava ascoltando… e per non darmi del deficiente, disse:
- Signore… La avviso che stiamo chiudendo!
Mi resi conto di aver fatto la figura del coglione con un mio ex collega e, sotto lo sgurado attento dell'anziana signora che mi fissava con occhi sgranati, decisi di rinunciare alle mie fantasie erotiche. Del resto erano passate tre ore.
Uscii a testa bassa da quel bar di periferia degli orrori, ma ancor prima di poter arrivare al mio modesto mezzo di locomozione Made in Japan parcheggiato sul marciapiede, che ancora non avevo restituito, lei, la Signora Santini in Cervi, mi apparve come un angelo biondo a bordo della sua Bmw cabrio da centomilaeuro tirata a lucido… e con un complice sorriso mi disse:
- Dai sbrigati, sali!
Musica altissima, luci soffuse anti imperfezioni… e mi godevo quel corpo ondeggiare sopra di me che per mano di un chirurgo estetico, era perfetto. Così perfetto da fare invidia a tutte le Star dei calendari Max che per anni avevo comprato per masturbarmi.
- Sì-sìì… di più… più forte…
Ero lì con lei, nel mio morbido ondeggiante materasso ad acqua, annichilito…
Non ricordavo più l'amico Speranza, che da vero sfigato si fotteva una prostituta nella stanza accanto alla mia…
Non ricordavo più barboni che dormivano in strada avvolti dagli scatoloni della Pam…
Non ricordavo più Manuel, con in mano il suo gelato McDonald mentre un anziano signore gli porgeva due monete…
Non ricordavo più la donna in tubino bianco che mi aveva affittato casa e poi me l'aveva data gratis…
Non vedevo più topi e scarafaggi che camminavano sui marciapiedi della stazione centrale…
Non potevo vedere, né immaginare ciò che al contempo stava accadendo e che avrebbe influenzato il mio futuro…
Perché non potevo vedere che la mia segretaria in tubino nero si stava decolorando i capelli per me mentre fissava una mia foto attaccata allo specchio del suo bagno…
Non potevo nemmeno sentire i colpi di una Beretta che avevano appena sparato giù in strada…
L'hashish mi stava salendo in tutto il corpo e non potevo immaginare nulla di tutto ciò, nemmeno il volto del titolare del bar degli orrori crivellato da quei colpi di pistola.
Il mio materasso ad acqua si lacerò sotto la pressione ed il peso di due corpi troppo animati. La mia stanza in un attimo si allagò e mentre cercavo di riprendermi dall'effetto dei cannabinoidi, le luci dell'alba già filtravano dalle tende.
Solo le sirene della polizia che passarono sotto casa mi riportarono alla mia sporca realtà.
Così, mi risvegliai da quel sogno erotico con una donna accanto che nemmeno conoscevo.
Sì, era bella, calorosa, sensuale, lo faceva da paura… ma era anche una bambola gonfiata, completamente rifatta e sposata con il ciccione dell'agenzia matrimoniale. Cervi era uno che alle sette del mattino già chiamava al suo telefonino:
- Sì amore! No, tranquillo, sto uscendo in questo momento… Sì, mia sorella sta meglio, Ok! Tranquillo te la saluto.
Di corsa lei si rivestì e scappò via dal mio appartamento in affitto lasciandomi in un lago d'acqua che mi venne solo da piangere a tirare su da solo con lo straccio, perché il mocio vileda non lo avevo ancora comprato… e mentre faticavo pensavo compiaciuto:
- Peccato che tranquillo è morto cornuto…
Uscii di casa da uomo virile con quell'aria soddisfatta di chi si è scopato una gran fica decisamente più bona delle Star dei calendari Max.
Tornai a piedi a riprendere il mio modesto mezzo di locomozione, pensando anche che dovevo restituirlo perché ormai poco si avvicinava al mio nuovo stile di vita, quello stile che tutti vorrebbero. Così, mi fermai davanti ad una concessionaria ad osservare una Smart con su attaccato ben in evidenza un cartello: 99 euro al mese.
Poi vedendo riflesso nella vetrina un groviglio di persone pensai…
Ma che strana folla di curiosi c'è davanti al bar degli orrori… cosa avrà il mio motorino da destare tanta attenzione? Oddio me lo avranno incendiato?
No, nulla di tutto ciò! Era la signora anziana dagli occhi sgranati a pesce il mio problema quella mattina… perché voltandomi le spalle, si mise a confabulare con un paio di poliziotti.
Gli uomini che rappresentano la legge, con testimoni al seguito, non esitarono un istante ad avvicinarsi ad un presunto imputato.
- È suo quel motorino?
- Sì! Perché?!
- Sei in arresto!
Chi avrebbe mai immaginato di finire in Questura per un motorino parcheggiato difronte all'ingresso di un bar dove era stato commesso un omicidio.
Quanto è facile creare degli equivoci a partire da una battuta distrattamente fatta ad un tuo ex collega.
Ad un Ispettore di Polizia, come Marzotto che era in piedi difronte a me, non gliene fregava nulla di stare a sentire le mie verità, non era sensibile e se ne infischiava del mio stomaco mentre mi sbatteva sul tavolo le foto di un uomo con il volto crivellato da un colpo di pistola.
Quelle immagini tante volte viste in Tv erano ora reali e davano i brividi.
Marzotto andò dritto al punto, cercando il “concreto” con lo scopo di ottenere prove per incastarmi.
- Allora! Dov'è la pistola che hai usato per sfondargli il cranio?
- Quale pistola, scusi?
- Senti coglione! Ho già una nonnetta come testimone… mi servono solo le tue impronte del cazzo su quella pistola… e questo caso lo chiudiamo entro stasera… quindi se non vuoi che ti fracassi quel bel faccino da delinquente, vedi di collaborare.
- Io non ho mai avuto una pistola.
- Confessa, dimmi dov'è la pistola e ti risparmi l'ergastolo. Te la cavi con al massimo dieci anni se mi dai retta!
Cazzo se ero finito nei guai! In quel genere di guai, quel tipo di casini, da cui poteva tirarmi fuori solo la fortuna, o meglio, l'aver semplicemente indossato la stessa camicia del giorno prima…
Perché quel cazzo di biglietto lasciato nel taschino con su inciso in blu M&M Magazini Max , poteva ora salvarmi.
L'agente di polizia che interrogò Susanna era una donna. Quando aprì la porta della sala interrogatori mi ridiede finalmente quel senso di libertà che per due ore avevo seriamente smarrito.
- La Signora Susanna Santini ha confermato… hanno passato tutta la notte insieme a casa del ragazzo.
Beh, novecentonovantanove euro per una scopata con confessione… tutto sommato non era stata così cara!
Così, con l'aria soddisfatta di chi se l'era cavata sul filo del rasoio, entrai nel vagone della metro per correre in ufficio e riprendere la mia vita da single con posto fisso… ma mi bastò il passaggio di un barbone tra la gente indifferente per ricordare in un'immagine, in un flash-back, che la vita non era così entusiasmante come avevo creduto essere a quel risveglio.
Quel barbone, con il suo bicchiere McDonald tra le mani per raccogliere l'elemosina, non era poi tanto lontano della mia recente condizione di disperato ai margini della società… e così mi sentii nuovamente un infelice.
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