L'incontro

   E ro così infelice che entrando in ufficio non mi accorsi che Miss tubino nero si era fatta bionda per me… le passai accanto senza degnarla di uno sguardo e quando il suo seduttivo “Sonny, buongiorno!” cadde nel vuoto, si rabbuiò profondamente e iniziò a giocherellare nevroticamente con una delle sue nuove ciocche platinatissime.  

Ad aggravare la mia infelicità c'era anche la preoccupazione di dover poggiare le mie chiappe su quella poltrona assicurata con un ricatto, tutte le mattine, con estrema puntualità… soprattutto perché quel cocainomane del mio capo non vedeva l'ora di vendicarsi e non volevo fornigli l'alibi del ritardatario recidivo.   Anche quella giornata di lavoro iniziò con i miei soliti automatismi: seduto alla scrivania accesi il computer che si avviava con la solita scritta “Sottometti il tuo Capo”, allentai il nodo alla cravatta, troppo stretto attorno al colletto della mia camicia M&M e aprii subito FaceBook con la speranza di trovare uno stronzo collegato.

Intanto non mi accorgevo che la mia ruota della fortuna continuava a girare, sempre in salita…

Non perché gli sbirri mi avevano appena rilasciato con tanto di scuse… c'era qualcosa di nuovo intorno a me, lo sentivo ma non l'avevo ancora notato… qualcosa che mi avrebbe aiutato a tornare me stesso, ma non solo…

Era lo sguardo puntato su di me di una nuova collega, i suoi occhi che mi fissavano… e bastò alzare i miei sui suoi per accorgermi che quella mattina non mi sentivo poi così tanto infelice.

È vero, di belle donne al mondo ce ne sono davvero tante… e non tutte sono sposate! Non tutte hanno una fede al dito.

Ma bisogna anche accettare che non tutte sono disponibili come credi:

  - Cos'hai da guardare?

  - Cosa? Sei tu che mi stai fissando!

Ma perché quel cocainomane del direttore arrivava sempre nei momenti meno opportuni?!:

  - La prossima volta che mi consegni dei contratti senza firma ti sospendo dal settore finanziario e ti abbasso di livello.

E quando avrebbe smesso di cercare una scusa per buttarmi fuori? Sapeva benissimo di non poterlo fare perchè avevo un favoloso contratto firmato dalla sede!

Intanto, con aria da sbruffone, mi atteggiavo alla grande davanti alla mia nuova collega, aiutato anche dalla tempesta di ormoni che lei mi faceva risalire al cervello.

  - Non ci far caso, fa sempre così quando è in astinenza.

  - In astinenza!?

  - Mi presti la tua Mont Blanc?

e lei, rimasta allibita dal mio atteggiamento, me la diede con la sua curatissima e sottile mano:

  - Grazie!

Mentre firmavo le scartoffie pensavo alle ultime 24 ore della mia vita e non mi ci rivedevo proprio nel ruolo dell'amante!

Ero troppo geloso per stare con una come Susanna Santini in Cervi!

E allora non mi restava che provare a prendere confidenza con la mia nuova collega niente male.

Finito di firmare i fogli, le riconsegnai la penna ed iniziai l'approccio rivolgendole qualche domanda di routine:

  - È il tuo primo giorno?

Ma lei sembrava davvero un osso duro…

  - Secondo te?

  - Sì, certo! Che stupido… È che mi sembrava di averti già vista da qualche parte.

  - Scusami, non ce l'ho con te, ma non mi va proprio di parlare.

Dalle sue risposte dedussi che anche lei non era poi così tanto soddisfatta della vita. Mille pensieri viaggiavano nel mio cervello: chissà se aveva anche lei ricattato il capo?

Forse per quel posto da mille e seicentocinquanta euro al mese gliel'aveva semplicemente succhiato… Ma mentre ero lì, immerso nelle mie paranoie più profonde, immaginandola in intime situazioni insieme al mio lurido capo, sentii di nuovo quella fastidiosa voce rauca che mi richiamò alla vigile attenzione:

  - Allora! Li ha firmati o no?!

Lo ammetto, ero un po' rincoglionito per la piacevole notte insonne appena passata e lui si materializzava ancora davanti alle mie palle!

  - Allora! Siamo sordi stamattina?

  - Sì, li ho autografati!

  - Che fa lo spiritoso?

Intanto lei mi osservava, sempre più incuriosita dal mio sbruffoneggiare… così io, fiero di essere un privilegiato contrattista, fiero di essere un paraculato grazie ad un ricatto segreto che doveva assolutamente rimanere tale per continuare a riscaldare quella poltrona su cui ero seduto, mi rivolsi al mio superiore, questa volta con aria da amicone:

Mi alzai e con una bella pacca sulle spalle gli dissi:

  - Su capo! Non sia così scontroso davanti alla signorina! Così da il cattivo esempio.

  - Lei è impazzito?

  - Franchino, l'hai presa oggi la medicina?

  - Io ti…

  - Franco… Franchino… Quanto ti capisco… Stai già sudando! Fa sudare eh! Lo so che davanti a certe donne non è carino sentirsi un po' lerci…

  - Lei.. lei è…

  - Pazzo! Franco, sù! Non è che mi si innamora della mia nuova collega?!

  - Io ti licenzio!

Che faccia sbalordita che aveva! Ma tutto sommato lo sfanculai mandandolo via sorridente, come sorridente era la mia nuova collega niente male:

  - Tu sei uno sbruffone fuori di testa, lo sai, sì?

  - Forse, ma tanto non mi può licenziare! Ti va un caffè?

E sfoderò un sorriso da sogno!

È incredibile come in certi momenti io riuscivo a diventare un'altra persona, forse un po' sopra le righe, sicuramente fuori dagli standard sociali, ma certamente originale, forse… Sempre e comunque pieno di contraddizioni!

Così senza rendermi conto di come avessi fatto, mi ritrovai seduto a quel tavolino del bar della Low May S.p.A. a prendere un caffè con la mia nuova collega niente male… o meglio con la mia nuova collega super affascinante.

La stavo fissando come un bamboccio da dieci minuti, mentre il mio caffè americano intanto si freddava, e lei me lo fece notare con decisione nazista:

  - Smettila di fissarmi in quel modo!

  - Scusa! Non lo faccio apposta!

“Ma Sonny, che cazzo fai, ti vuoi riprendere!? Non credo… stai sprofondando di nuovo in te stesso”:

  - Lo sai che sei bellissima?

  - Non hai qualcosa di più originale da dire?! Non sei il primo che me lo dice… e non sarai di certo l'ultimo a volermi portare a letto.

  - Cosa?

  - Perché, non è così?! Cerchi di fare il simpatico solo per fottermi!

  - No! Ti sbagli!

  - Sei un bugiardo! Bugiardo come tutti gli uomini… non sai nemmeno come mi chiamo e già sei… sei…

  - Arrapato?…

  - Vedi che ho ragione?!

  - Su cosa?

  - Sul fatto che nemmeno ti interessa il mio nome… ce l'hai già duro come un sasso… e vuoi solo fottermi.

  - Ma la tua è una fissazione! Hai qualche problema con il sesso opposto?

 

“Colpita! Sei stato un grande, Sonny! Forse… Certo che la tipa è davvero strana!”

  - Comunque mi chiamo Marilyn… Marilyn come la   Monroe!

  - Piacere, John… John Kennedy.

  - Scemo! Dai, come ti chiami?

  - Sonny!

  - Sonny?!

  - Se non ti piace, puoi chiamarmi Fitz Gerald!

  - Sei proprio buffo!

  - Ok, lo prendo come un complimento.

  - Perché la segretaria ci guarda così?

  - Chi, Veronica? Ah, mi guarda sempre così.

  - Ci sei stato a letto e ora nemmeno la saluti?

  - No! Assolutamente! Perché?

  - Secondo me sì! E ha preso una cotta per te. Non vede l'ora di risaltarti addosso.

  - E tu?

  - Ed io cosa?

  - Hai un uomo?

In una frazione di secondo Marilyn cambiò espressione, interrompendo l'insolito gioco di seduzione. Distolsi la mia attenzione dalle tette che stavo fissando da più di mezz'ora… e mi pentii davvero di aver firmato quell'assegno per una scopata troppo cara.

Stavo cercando qualcos'altro, stavo cercando una donna con le palle con la quale giocare fin dal primo momento… e ora mi stava difronte.

All'improvviso non sapevo più cosa dire, imbarazzato, mi perdevo nei suoi occhi…

  - Dai, smettila! Smettila di guardarmi così.

Erano quel genere di occhioni dolci e allo stesso tempo aggressivi che catturano, che riempiono la mente di mille pensieri felici e che lasciano senza parole…

  - Hai perso la lingua?

Da uomo virile e sfrontato che avrei voluto apparire, mi ritrovai a parlare come un agnellino…

  - Cosa?

… e fu lei a prendere l'iniziativa, e lo face con determinazione, iniziando a fissarmi negli occhi:

  - Hai impegni di lunedì sera?

  - Oggi è lunedì?

  - Sì, Sonny! Oggi è lunedì!

Perché quando ad una donna interessi fin dal primo momento, sa cosa dire per ottenere quello che vuole. Era lei la sfrontata ed io completamente spiazzato:

  - A parte un solitario con la Tv… No! Nessuno! Perché mi chiedi se ho impegni di lunedì?

  - Ci fai, vero?

Il suo appartamento tutto sommato non era tanto diverso dal mio. A me mancava solo il microonde con cui aveva preparato per me quella cenetta a lume di candela…

  - Uhm… che profumino!

… e anche se quei cibi precotti, tanto languiti sullo schermo del televisore, facevano davvero schifo rivelandosi veramente un'orrida delusione industriale…

  - Buonissimo!

… cercavo di mangiarli di gran gusto per non offenderla, ma per fortuna nemmeno a lei piacevano!

  - Dio che schifo che è venuto! Ma come fai a mangiarlo?!

  - No, è buono.

  - È disgustoso! Dammi!

  - Ma…

  - Stasera questa roba sta benissimo nei rifiuti. Dai usciamo, ti offro io un cinese!

Mi prese per mano e, sempre incantato da lei, dal suo modo di essere inconsueta, mi lasciai trascinare verso l'uscita del suo appartamento.

I ristoranti cinesi non mancano mai nelle grandi città, di solito c'è né sempre uno sotto casa… e se fai una vita da single, non puoi che essere un cliente fisso:

  - Buonasera Signorina Marilyn!

  - Ciao Lin!

Ambiente familiare con solo altri due avventori, forse del quartiere e Lin, con la sua “R” moscia subito ci fece accomodare al tavolo per due a lume di candela:

  - Dottoressa, ti va bene qui?

  - Benissimo! Grazie Lin.

L'atmosfera era di quelle da soap-opera, con luci soffuse e musica di sottofondo, ma senza attori, per me c'era solo una star, lei!

Mentre parlava non potevo fare a meno di guardarle la bocca, per come la muoveva, per come intonava le vocali, mi faceva impazzire! E solo allora mi resi conto che anch'io le interessavo parecchio.

Servizio rapidissimo, menù classico di spaghetti alla piastra con verdure, pollo al limone, sakè e a conto pagato, fu lei a fare la proposta decisiva su come proseguire la serata.

Un film… un film ovviamente da vedere comodamente sdraiati sul suo nuovo divano Ikea modello Karlstad Confort tre posti.

   Così, difronte ad un distributore di Dvd, ci ritrovammo sotto una pioggia battente, in quella strada deserta, a scegliere il film giusto per la serata ideale.

Quel lunedì era la Vigilia di Natale e la gente se ne stava rinchiusa in casa con i propri parenti.

Pioggia misto neve, zero gradi, ma mi resi conto che non faceva più freddo nel mio cuore, perché le stronzate che spontaneamente le avevo raccontato fino a quel momento e che continuavo a raccontarle senza tregua, la facevano sorridere di cuore.

  - Cazzo, ma quanto ci mette a sputare sto film? Mi sento come Calimero al Polo Nord.

L'imbarazzo svaniva e tutto quello che le dicevo sembrava farla divertire…

  - Tu così bagnata sembri Titti tutta zuppa.

  - Titti è maschio! E smettila di continuare a guardarmi le tette che Titti non ha!

Il ricordo di quella serata è ancora oggi stampato nella mia mente, minuto per minuto. Impossibile da dimenticare!

Ore 00 e 11 minuti: mi ritrovai con lei sotto un caldo piumone a guardare il mio film preferito mentre fuori iniziava un vero e proprio diluvio universale, ma nemmeno la forza della natura con lampi e tuoni riusciva a distrarmi da quel momento magico. Così magico, che mi sembrava assurdo perdere dell'ulteriore tempo guardando Natural Born Killers … un film visto e rivisto, non mi interessava più. Finalmante, per la prima volta, era la realtà a travolgermi appassionatamente… e lei, spiazzante, sussurrandomi all'orecchio, mi chiese:

  - Ce l'hai i preservativi?

Merda! Perché non ero passato prima in farmacia?

Così, in un istante, mi ritrovai catapultato in strada come se avessi preso un teletrasporto.

Cazzo! Per venti minuti sotto la pioggia ad attendere davanti al distributore di preservativi che quella ragazzina arrivata un minuto prima di me scegliesse la sua marca preferita. Era forse una prostituta?! Non sapevo che lavorassero anche la Vigilia. Faceva veramente freddo! Cazzo! E la tipa non sembrava avere intenzione di spicciarsi! Forse perché il suo cliente che l'attendeva in auto era l'unico sfigato che nella notte di quella Vigilia   andava a mignotte!

Inpiegai mezz'ora abbondante per rimediare quella scatolina prodotta dalla Tecnilatex.

Ore 01 e 25 minuti: infilai le chiavi nella toppa della serratura del suo appartamento e in uno stato di sub eccitamento entrai…   ma tutto era buio, schermo spento, il silenzio che non comprendevo era rotto solo dal rumore della pioggia battente.

Ma lei dov'era finita?! Dov'era svanita Marilyn?

Tre passi per avvicinarmi al suo comodissimo divano Ikea, e scoprii che la donna che mi faceva battere il cuore come nessun'altra, si era addormentata sotto quel caldo piumone!

Altro che sfrontata e diretta!

Che fare?! Non me la sentivo proprio di svegliarla!

Rimasi lì a fissarla, in piedi, tutto bagnato, ma sempre più incantato dal suo splendore... e i miei ormoni si lasciarono sopprimere dalla tenerezza di quel volto immerso in un profondo sonno.

Chiusi le tende, mi tolsi la felpa e delicatamente le sedetti accanto. Le accarezzai dolcemente il volto e spostai i capelli che mi limitavano di vederlo nella sua interezza.

La ammiravo in tutto il suo splendore e tra me e me, o meglio, rivolgendomi al mio migliore amico da sempre che si agitava tra le gambe, sussurrai:

  - Spike! Mi dispiace! Stasera si fa la nanna…

È così che placai gli oscuri sentimenti erotici radicati inesorabilmente in me dalla visione di troppi film porno che avevo visto da adolescente… e come un bambino mi addormentai con la testa poggiata tra i suoi piccoli seni.

Io del resto una dormita così non me la ricordavo da una vita e penso che nemmeno Marilyn l'avesse mai fatta.

Dodici ore di pioggia ininterrotta e poi un meraviglioso sole a scaldare il mondo, ma soprattutto a svegliarla:

  - Merda! Dai svegliati!

  - Dio che sonno.

  - Svegliati… Sono le due e mezza.

  - Oddio! T'hanno issato un lampione davanti alla finestra.

  - Ma che lampione, sono le due e mezza del pomeriggio!

  - Cazzo! Ma è Natale!

  - Appunto!

C'era proprio qualcosa che non funzionava in me! Il suo Natale non era una festa per consumatori industriali come me, era un giorno da dedicare ai Clochard della comunità di Sant'Egidio.

Non avevo mai visto tanta gente sorridente in vita mia. Pensavo di aver conosciuto bene quel mondo ormai alle spalle, fatto di persone che non hanno davvero nulla, che vivono buttate in mezzo alla strada a chiedere elemosina.

Se non lo sapete, o già li avevate giudicati, sono loro i migliori clienti dei produttori di vino in TetraPak che da venticinque anni li aiuta ad annebbiare la mente 365 giorni l'anno per non pensare. E vi assicuro che per la maggior parte dei Clochard è un brutto modo per non pensare allo stato di inciviltà in cui si trovano.

Ma in quella giornata di Natale riuniti intorno ai tavoli e incredibilmente sobri, sorridevano di cuore per aver mangiato un semplice pasto caldo. E pensare che la maggior parte delle famiglie, delle persone ricche e meno ricche, intorno ad una tavola imbandita con ogni ben di Dio pubblicizzato in Tv, non riescono ad essere altrettanto felici, non riescono a sorridere come i veri poveri di questo nostro mondo.

Marilyn sembrava essere in sintonia con tutto quello che la circondava, con loro, con i semplici cibi che c'erano… e li serviva sfoggiando il suo sorriso migliore.

Cavolo! Avevo trovato la mia donna ideale: sfrontata, tenera, affascinante, socialmente impegnata… e me ne sbattevo di cosa aveva potuto fare per poggiare il suo gran bel fondo schiena su quella sedia girevole accanto alla mia.

Avevo passato le festività accanto ad un “Angelo” sul quale potevo poggiare il mio musetto su ogni parte del suo corpo, ogni volta che lo desideravo.

Il problema era sentire la sveglia la mattina!

Due ore di ritardo per la terza volta consecutiva. Mi aspettavo un licenziamento ex equo, ma lei uscendo dalla stanza del cocainomane non apparve affatto preoccupata.

  - Che balla gli hai raccontato?

  - La verità!

  - Quale verità, scusa?

  - Non quella che tu conosci!

Verità, non verità… Boh! Verità nascoste? Ma chi se ne fregava!

Quell'ufficio, da quando c'era lei, era diventato il luogo più bello al mondo e dal lunedì al venerdì non vedevo l'ora di andare a lavorare.

Eravamo sempre insieme. A casa sua, in ufficio, ovunque… come ovunque era il luogo giusto per assaporare con passione la sua pelle, compresi i bagni pubblici della Low May S.p.A. …

Cazzo che sesso a 360 gradi!

Sarà per questo che mi svegliavo sempre per primo? Falso! Era sempre lei con la sua dolcezza a buttarmi giù dal suo lettone:

  - Dai, alzati!

Mi sentivo felice…

  - No, ti prego, ancora un minuto...

…e aspettavo con ansia che la settimana giungesse alla fine, per passare un altro weekend solo con lei.

  - Marilyn ma che giorno è?

  - Sabato e abbassa Spike. Fagli fare il buono oggi che mi hai fatto una promessa.

  - Quale promessa?

≈ ≈ ≈  

Il perdono

   N on ero l'unico al mondo a non avere i genitori e quel volto d'uomo raffigurato in quella foto attaccata alla lapide che Marilyn accarezzava con la mano tremante come una foglia, segnava in lei tutto l'amore di un padre che era venuto a mancare troppo presto.

  - Ti manca?

  - Più di ogni altra cosa al mondo.

Il modo in cui Marilyn poggiò quelle rose sulla tomba di suo padre mi fece ricordare quanto mia madre amasse i fiori…

Quei fiori che erano rimasti nei miei ricordi solo come un immagine di morte, rossi di sangue e appassiti nell'anima.

I tuoi cari non sono mai troppo distanti dalla tomba del tuo miglior amico, figuriamoci da quella del padre della tua ragazza. Così, lei, accennando un malinconico sorriso sporcato da una lacrima che le solcava il volto, distolse lo sguardo dalla lapide di suo padre e come se mi avesse letto nella mente:

  - Ti va di farmela conoscere?

A soli tre passi , tre lapidi con lo stesso cognome, una accanto all'altra. Mio nonno, mia nonna e mia madre.

Io e Marilyn in piedi difronte a quella più trascurata, con un'unica rosa secca che copriva una parte di quell'immagine incorniciata, di quel volto di madre in passato forse troppo apprensiva.

Il mio corpo all'improvviso perdeva ogni sensibilità, sembrava non rispondere più agli impulsi cerebrali, in un istante la mia mente era invasa da pensieri di un passato che sembrava ormai lontano, pensieri e ricordi che si sovrapponevano al presente con la velocità di un video-clips.

Solo la voce flebile di chi mi aveva trascinato in quel luogo mi riportò al presente:

  - Preferisci restare solo.

No, io non volevo restare solo, gli uomini non sono esseri viventi fatti per stare soli e, senza rispondere, con la sola forza di uno sguardo, mentre mi inginocchiavo davanti a quell'immagine che mi mancava dentro, le feci capire che proprio non ci volevo restare da solo.

Il vento all'improvviso si sollevò e spostando quella rosa secca, scoprì quella serena immagine impressa nella carta fotografica. Marilyn, da credente, prese quell'evento come un messaggio divino:

  - Credo ti aspettasse.

Mi venne spontaneo sollevare la mano per accarezzare il volto di mia madre, per sfiorare quella figura che per un quarto di secolo aveva accompagnato la mia mente tutti i giorni. Marilyn si inginocchiò accanto a me, i suo occhi erano riflessi sul vetro, sovrapposti all'immagine di mia madre e, mi disse:

  - Tu hai i suoi occhi.

Così, davanti ad una lapide, la donna che ti ama può aiutarti a non rinnegare il passato e soprattutto a perdonare chi me lo aveva falciato in un istante.

Non è una bella sensazione attraversare il corridoio di un carcere che conduce ad un parlatoio.

Già l'aria che si respira, gli odori che ti circondano, sono opprimenti. Figuriamoci a passare il resto della vita in un luogo così angusto.

Ricordo quando quella porta in acciaio, pesante ed imponente, si aprì elottronicamente: venni investito da una luce al neon così fredda e così forte che quasi mi accecò. La mia vista, quella vista che si posò immediatamente sulla figura di mio padre, era annebbiata.

Lui non aveva un bell'aspetto, quasi non lo riconoscevo con quella barba lunga, con quel vestito liso e sporco come mai l'avevo visto in 25 anni passati da figlio.

Lui con quello sguardo fisso verso di me ma allo stesso tempo perso nel vuoto, restò lì, immobile come una statua di pietra, seduto a pochi metri davanti ai miei occhi, come se mi stesse aspettando da sempre. Tre lunghi anni erano passati.

Aveva le mani conserte poggiate su un banchetto riciclato da una scuola elementare, un banchetto che prima di esser portato in quel luogo ostile, probabilmente era stato memoria di tanti giovani ed innocenti sorrisi di gioia, non ancora corrotti dalla società.

Tre passi in avanti per sedermi silenziosamente difronte all'uomo che mi aveva concepito e che ormai non sentivo più come tale.

I nostri sguardi restarono immobili a fissarsi in un silenzio non tanto dissimile dal luogo dove mia madre ora riposa, un luogo diverso da un carcere solo nei profumi.

Quello stesso silenzio che avvolgeva mio padre, avvolgeva anche mia madre e sembrava rendere ancora vicini i mie genitori.

Quando il tuo futuro è chiuso dentro un involucro di cemento per il resto dei tuoi giorni, non ti rimane tanta voglia di parlare con il tuo passato… e se il passato che hai difronte è tuo figlio, ti senti anche in colpa per quello che gli hai negato.

A me bastava potergli dire che l'avevo perdonato e nel silenzio di quel luogo, così schiacciante, lo feci con un gesto semplice e diretto.

Non so perché avevo comprato quella scatola di cioccolatini Domori, ma ricordo che mia madre in casa ne teneva sempre una, seminascosta nella dispensa.

Sotto lo sguardo vigile della guardia carceraria la poggiai al centro di quel banchetto che ci divideva. Mio Padre estrasse tre cioccolatini, solo tre. Poi uno ad uno li fece scivolare alle estremità opposte di quel banchetto di scuola. Uno difronte a me, uno difronte a lui, uno difronte all'unica assente… l'assente di maggior rilievo nella mia vita.

Lo continuai a fissare in silenzio e, profondamente emozionato da quel gesto così esplicito per quanto malinconico, mi venne spontaneo accennare un sorriso. Perché a me bastava potergli comunicare che l'avevo perdonato.

Uscii da quel luogo opprimente e claustrofobico apprezzando l'aria pura che fuori da quell'involucro di cemento liberamente potevo respirare.   Mi sollevava camminare, fiero di quel gesto appena fatto, verso Marilyn che mi attendeva seduta nella sua MiniMinor cabriolet.

Entrai in macchina e lei, senza chiedere nulla, aveva già capito dai miei occhi… perdonare il tuo più acerrimo nemico, aiuta a stare meglio con se stessi… e anche lei aveva bisogno di stare meglio con il suo passato:

  - Ora tocca a te! Me lo hai promesso.

Marilyn fece un profondo respiro per trovare la forza di avviare quel motore che ogni volta stentava ad accendersi…

  - Ok, proviamoci!

… ma quella volta non esitò un istante, si mise in moto al primo giro di chiave.

Lei sorrise perché sentiva che anche per lei era arrivato il momento di affrontare un passato che dentro le stava troppo stretto.

Perchè anche Marilyn aveva qualcuno da perdonare.

Nel percorrere il viale alberato che conduceva al luogo di destinazione, a me sconosciuto, quel qualcuno sentiva già a distanza, istintivamente, la presenza di un legame di sangue nelle vicinanze.

Quando Marilyn si fermò con l'auto davanti ad un cancelletto impregnato dalla ruggine, simile ad altri in quel quartiere popolare del centro dei primi del ‘900, aveva già difronte a se', oltre le sbarre in ferro battuto, il volto segnato dal tempo e dai dolori della donna da affrontare a cuore aperto.

Sua madre l'aveva abbandonata a soli sei anni, dopo che suo padre era venuto a mancare investito da un giovane pirata della strada, falciato mentre tornava in bicicletta dal lavoro. Il ragazzo era alla guida di un auto sportiva in totale stato di incoscenza causato dall'alto tasso alcolico e tutto accadde a poche decine di metri da quel cancelletto, davanti agli occhi di Marilyn.

Lei, scesa dall'auto, a differenza mia, non esitò ad avvicinarsi a chi l'aveva messa al mondo, né, una volta aperto quel cancelletto ad abbracciare quel corpo umano… Corpo che, negli anni successivi alla morte del padre, diventò di tanti.

Marilyn consolò sua madre e le parlò a cuore aperto mentre lei piangeva come una bambina.

  - Mamma, non ho mai smesso di volerti bene.

In un quarto di secolo vissuto in solitudine, per Marilyn quello fu il primo abbraccio materno.

  - Su, dai mamma, non fare così.

Insomma, a volte nella vita bisogna anche scrollarsi di dosso i pesi morti del passato se si vuole raggiungere la felicità pura. Farlo fa bene all'anima e permise a Marilyn di sentirsi libera… libera di sfrecciare con la sua cabriolet su una strada fuori città con il vento che le scuoteva i capelli e le asciuga le lacrime.

Sorridi a chi hai accanto, perchè sai che può portarti a fare gesti che mai avresti affrontato da solo… e noi quel giorno sorridemmo.

  - Sei freddoloso?

  - Perché?

In meno di un'ora percorremmo più di cento chilometri lasciandoci alle spalle il frastuono della città per ritrovarci seduti su una roccia, in un altopiano di montagna, ad ammirare un tramonto che ci riempieva il cuore e l'anima di serenità.

In un luogo così puro, lontano dal passato, in cui gli eventi della nostra adolescenza sembravano ridimensionati… come fare a non abbandonarsi a quei gesti naturali che tanto ci facevano vibrare dentro. Abbracciai la mia donna e sentii l'amina in pace.

- Hai freddo?

- No, assolutamente no!

Il mio analista si era mostrato contento del mio incontro con mio padre. Secondo lui sarei dovuto tornare a trovarlo per cercare di aiutarlo a pentirsi. Ma io non sono mai stato un prete e non ci vado tanto d'accordo con le regole della chiesa, stabilite dall'uomo a proprio uso e consumo. Ho un'altra visione della religione e non potevo in quel periodo della mia vita aiutare un uomo a redimersi dai suoi peccati.

Avevo già fatto quello che sentivo dentro e che solo l'amore che provavo per Marilyn mi aveva spinto a fare.

  - Dottore, mi sono innamorato!

  - Bene!   E cosa c'è che la preoccupa?

  - Beh! Parti anatomiche a parte, che non riesco a smettere di fissare e toccare in tutti i modi… non so… non so se lei… se tutto questo che ho fatto, il carcere, mio padre… è reale. Non mi riconosco, mi sembra di vivere fuori dal mondo, di vivere in una soap-opera! Lei le vede mai?

  - No!

  - Allora lei non può capire!

Al dottor Malatesta bastava dire “allora lei non può capire” per terminare la seduta. Era l'unica frase che in cinque lunghi anni di psicoterapia avevo capito che lo disturbava, ma ancora non avevo trovato quella giusta per evitare di lasciare il solito centone verde senza fattura.

  - Allora ci vediamo la prossima settimana! E mi raccomando, torna a trovare tuo padre.

Ascoltare il suo consiglio? No, situazione chiusa.

Io avevo già da un po' altre idee per la testa e tra tante quella di rinnovarmi.

Lo feci iniziando con il buttare quel vecchio materasso ad acqua per farmene consegnare uno nuovo da un simpatico fattorino exstracomunitario. In lattice e più salutare.

  - Il suo materasso!

Ennesima ricevuta da firmare: prezzo 99,99 euro al mese per 24 rate. Ovvio. Caro, ma uno dei migliori che potevo trovare in commercio.

  - Un'altra firma qui, grazie! Vuole che glielo porti dentro?

  - Lasci stare, ci penso io!

Nella vita, quando si ha accanto una donna come Marilyn, tutto sembra andare a gonfie vele.

Più la guardavo, più mi piaceva, perchè era davvero splendida, lì seduta in terra sul mio parquet Ikea, con addosso la mia cannottiera nera e i miei boxer con stapato sopra Titti.

Lei sfogliava le poche foto del mio passato che avevo recuperato nel mio ex appartamento e sembrava divertita nel vedere quel bimbo biricchino che ero, all'epoca tanto diverso nell'aspetto.

  - Ma da bambino eri biondo come me?!

  - No, ero tinto!

  - Scemo!

  - Sul serio, mi tingevo.

Il mondo all'improvviso è in armonia con il tuo ego. Hai un lavoro fisso, una casa in affitto, un conto aperto in banca e tanti progetti per il futuro da realizzare… progetti che ti sfiorano la mente uno dietro l'altro e che desideri tanto ampliare con la tua donna. In vista dell'estate, come potevo ignorare quella bella pubblicità stampata su una rivista che mi consegnarono gratuitamente insieme ai bollettini delle rate da pagare.

  - Che ne pensi di una vacanza in Marocco?

  - Sarebbe un'idea meravigliosa se riuscissi a farti uscire dalle stanze d'albergo.

Sapevo che Marilyn, più che il futuro, amava vivere il presente, a modo suo… e c'era una novità da provare, in lattice e più salutare.

- Ehi bionda… Lo collaudiamo?!

Passo lento, sguardo fisso sui suoi occhi… e mi avvicinai per sfiorare per l'ennesima volta quella bocca che mi faceva impazzire, come tutto il resto del suo corpo, ovvio.

Lei non era solo perfetta, bellissima, sexi… lei rispondeva con naturalezza, con eleganza, ad ogni mio movimento,   ma sempre alle sue condizioni:

  - Accetto la tua volgare proposta solo se mi prometti che la smetti di fumare questa merda.

  - Già smesso!

E poi, lei era anche dolcissima, ma quello che soprattutto mi scuoteva il cervello era sentire che un altro essere umano mi somigliava dentro.

Presi il suo volto tra le mie mani e tirando fuori tutte le mie insicurezze da geloso cronico, le chiesi:

  - Ora fammi tu una promessa.

Lei non ebbe bisogno di sentire altre parole. Mi leggeva dentro e aveva già capito che stavo per chiederle di non lasciarmi mai, e soprattutto di non tradirmi:

- Già fatta!

È così che senti la consapevolezza del vero dialogo con la tua anima gemella, con la semplicità di uno sguardo. Non ci sono “non”, “ma” o “però” e niente ti può separare da lei.

Quante volte ve lo siete detti con il vostro amore?!

Qualcuno di voi, magari dopo un po', ha scoperto di essere un gran cornuto, ma non è così per tutti.

Se avete avuto la rara fortuna di provare un vero amore, sapete anche che la forza di questo sentimento si misura davanti ad un vero problema… ed io un problema ce l'avevo veramente e anche bello grosso!

No, non riguardava sbirri e situazioni passate annesse. Anche se vi confesso che quel giorno vedere tubino bianco, la donna di colore che mi aveva affittato casa, sdraiata su una barella mentre veniva portata via in fin di vita con l'amante, non fu un bel brivido da sentire in corpo. Entrambi erano stati gonfiati di botte dal suo ragazzo che l'aveva beccati nell'appartamento accanto al mio. Poverino! Ad arrestarlo c'era il solito Ispettore Marzotto, sempre in tiro e pieno di sé.

Che dire?! Per certe infezioni del passato basta non essere beccati in flagrante ed io, ormai, con Marilyn, ero fuori da certi giri.

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Testo 4


 

 

 

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S.I.A.E. 0401480 - EAN13 9788890386800

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